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Abbas non ha mai rinunciato ai suoi sogni

  • San Marcello
  • 27 ago 2021
  • Tempo di lettura: 2 min



Abbas Karimi è nato senza braccia a Kabul. E «quando si nasce disabili in Afghanistan si è considerati senza speranza» dice, ricordando «di essere stato bullizzato: reagivo con violenza, ho avuto un’infanzia molto arrabbiata e senza lo sport non so che brutta fine avrei fatto».

A 12 anni Abbas si è dato al kickboxing. «Era un modo per difendermi e sfogare la rabbia». Poi «l’incontro con l’acqua» che gli ha cambiato la vita. «Ero spaventato, senza braccia temevo di affogare. Avercela fatta mi ha dato fiducia e da quel giorno il nuoto è la mia oasi di felicità!».

Con i piedi Abbas fa tutto, mangia, scrive e guida anche la macchina: «Credo che Dio mi abbia preso le braccia... “per sbaglio”, ma mi ha dato un talento straordinario nei piedi».

Poi la fuga da Kabul: «C’era un clima di paura. La gente della mia tribù, gli Hazara, è un bersaglio dei talebani. Eravamo sempre in pericolo, così a 16 anni sono scappato in Iran e poi ho iniziato un viaggio straziante di tre giorni attraverso le montagne fino in Turchia. I contrabbandieri mi misero su un camion affollatissimo. Poi ho dovuto camminare per chilometri, con la paura di essere catturato. Un viaggio impossibile per tutti, figuriamoci per un ragazzo senza braccia. Ma ero determinato, volevo una nuova vita. Ce l’ho fatta!».

In Turchia, tra il 2013 e il 2016, Abbas ha vissuto in quattro diversi campi profughi. Riuscendo persino a nuotare e vincendo gare. Nel settembre 2015 Mike Ives, un allenatore statunitense, ha visto il video di una gara di Abbas su Facebook e lo ha invitato a Portland. L’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati ha reso possibile il “sogno”.

Abbas ora si allena con Marty Hendrick, a Fort Lauderdale, in Florida. E rilancia: «Quando morirò, voglio che la gente sappia che Abbas Karimi, senza braccia, non ha mai rinunciato ai suoi sogni. Sì, nuotando posso fare qualcosa persino io per cambiare il mondo!».

Oggi fa parte del Team dei rifugiati alle Paralimpiadi che si svolgono a Tokyo da oggi a domenica 5 settembre.


(Fonte Osservatore Romano)

 
 
 

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